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Mi sono preso un momento di riflessione, un momento per pensare, e per cogliere tutto il possibile da tutta l’umanità che ho incontrato in questi giorni, i pensieri espressi a volte con fatica, il ritrovarsi amici pur avendo un vissuto sconosciuto, mi spaventano molte cose,il fatto che non ci si aiuti più, che non si è più in grado di comunicare in modo semplice, diretto lineare… che la solitudine avvolge la maggior parte degli esseri umani…che gli stessi cercano di riempire con motori veloci, armadi stracolmi del superfluo e molto spesso col silicone… più hanno il cuore vuoto, desolato arido e più si riempono il resto..
Gia non c’è un modo preciso per reagire a certe situazioni, non vi è un sentimento giusto o sbagliato, come dice il mio amico Alessandro…Alessandro, così lontano, quando hai persone a cui vuoi così bene, così lontane ti rendi conto di quanto poi alla fin fine il mondo non sia poi così vasto…Non ha importanza vivere per sempre, ma ha importanza vivere, lasciarsi andare non avere paura della sana incoscenza che a volte da frutti meravigliosi…I genitori dovrebbero essere tutti portatori sani di follia, insegnare ai figli di rischiare, di non pensare a 20anni al domani, allora farebbero scoperte meravigliose e travolgenti, e vivrebbero poi anche meglio gli anni più azzurri dell’esistenza… io la vedo così…
Quanta gente si preoccupa del futuro, lofaccio anche io…tutti siamo quasi convinti e speriamo di vivere fino alla fine fino agli anta…ma chi lo garantisce…?Forse ci affaniamo tanto per poi morire senza pensieri… ci assicuriamo un futuro nella tomba…organizziamo tutto…
ecco io nella vita voglio essere un Fuoristrada di quelli grossi forti, ma accoglienti che ti attutiscono i colpi del cammino che ti proteggono..voglio potere da un momento all’altro di lasciare la strada che ho percorso e partire dove una strada non c’è anadre sui prati sulle spiagge nei boschi..essere libero di esplorare….e così la vita…chi nasce 500 chi nasce fuoristrada…

Il 25 Giugno  2009, verso le 21:30 circa moriva a Los Angeles , il più grande ballerino e cantante Pop che il mondo avesse mai visto:

Il 25 Giugno  2009 moriva  Michael Joseph Jackson, famosissimo bambino prodigio che nessuno si potrà dimenticare…

Molto è stato scritto su di lui, sulla sua figura, la sua vita, la sua eccentricità.

Jackson che è morto a soli 50anni, privando il mondo di un’artista che non rinascerà mai più.

Molto si dirà ancora, ho sentito molte persone condannarlo, dire che non era più umano, credo invece che Jackson sia arrivato a fare quello che ha fatto proprio perché umano. Quando si è una Star internazionale,si è belli bravi e talentusoi, tutti ti venerano come un Dio, tutti sono pronti a sacrificarsi per te, ma poi, quando le scene si chiudono i riflettori si spengono, su quel viso sbiancato dalla malattia restano solo barbiturici e solitudine..

Quanta gente, mi chiedevo ieri sera davanti alla televisione ha vissuto dietro le spalle del povero Michael, quanta gente lo ha sfruttato semplicemente per qualche soldo in più?

Non aveva importanza se pesasse 56kg, se fosse martoriato dalle punture di ignizioni di anti-infiammatori, se non avesse più capelli (cosa che pochi sanno) che fosse depresso e volesse morire…

Non ha importanza!!! L’ho spettacolo deve continuare!!

Ora lo spettacolo ci sarà, ora sarà carne per i giornalisti di gossip, per i fan che si sentono discepoli di un mito…il funerale sarà l’inizio della leggenda come capitò con Elvis  (16 agosto del 1977  Elvis fu trovato morto nella stanza da bagno dalla compagna Ginger Alden nella sua dimora a Graceland, a Memphis. Trasportato al Baptist Memorial Hospital, ne fu dichiarata la morte alle 3:30 del pomeriggio per una forte aritmia cardiaca. Aveva 42 anni.), o la triste Marilyn Monro…     ( Marilyn Monro,  trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, in California, all’età di trentasei anni a causa di un’overdose di barbiturici. L’allora presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy aveva di recente interrotto l’amicizia con l’attrice.)

Di questi esempi c’è ne sarebbero a flotte, tutti erano belli famosi e depressi..

Inizio a pensare che  per vivere in eterni bisogna morire giovani..

Avrete sicuramente notato la frase “, su quel viso sbiancato dalla malattia..”,si proprio così, il cantante non si è fatto “sbiancare” come tutti hanno fatto credere,facendo scandalo e fomentando la pubblicità,  In realtà Michael Jackson (come da lui stesso confermato) ha sofferto per buona parte della sua vita artistica di una malattia della pelle detta “vitiligine“. Per molti anni i media hanno ingannato il mondo intero facendo passare il cambiamento di carnagione del cantante per un atto voluto e non per qualcosa che lui non aveva modo di controllare. Inizialmente copriva le macchie più chiare con del trucco scuro per evitare che si notassero; quando la malattia ha avanzato, invece, ha iniziato ha usare trucco chiaro per coprire le poche chiazze scure rimaste. Un occhio attento può notare che alcune chiazze erano evidenti in molti concerti e non è difficile rendersi conto che Jackson era perennemente protetto da guanti, mascherine e accessori vari. Questo perché la vitiligine è molto sensibile ai raggi UVA e UVB. Il cantante fu costretto a indire una conferenza in cui ammise la sua malattia ma poche tv trasmisero le sue parole. Ecco risolto il mistero, del ex nero più famoso del mondo…lo so, tutti delusi, la prima storia del’uomo ricco ed egocentrico che a tutti i costi si strugge per raggiungere la forma di bellezza tanto desiderata, combattendo contro il mondo era più indicata per un mito di quel calibro, invece no!

Anche i ricchi piangono, recitava un famosi film, anche i ricchi perdono i capelli, si deprimono, anche i ricchi muoiono miseramente…forse tutto questo avvicinerà i fan ai loro miti..

 

ORE

Mi sento come trapiantato in un altro mare.

Mi sento così irrequieto, ma senza forze, stanco.

La noia bastarda sta assalendo il mio spirito.

Ora so come si sentiva la gattina bionda.

Sono molto triste, infelice, ho paura di ciò che mi fa soffrire.

che non trovo,

A volte vorrei sciogliermi e finire come una candela che illumina l’assatanato volto di due amanti sodomiti….ma non è così.

Quest’era così frenetica dove nessuno si ferma, dove nessuno riflette.

Che bello sarebbe rinascere come una perla da una conchiglia,

puzzare di tempi andati, mi piacerebbe che il sole giocasse con i miei capelli,

sporcati dal respiro dei miei 1000 amanti.

Le prossime ore che cosa ci prepareranno?

Forse un frutto più rancido di quelli passati?

Non lo so, non so nulla…

MOMENTI

Nel cielo puntinato di nuvole

penso,

aggredito da un oceano di profumi, dolci rimorsi

evaporano, momenti si riavvolgono nei miei occhi.

Per riviverli caldamente senza te.

Momenti.

…I tuoi capelli biondi come il grano da cogliere, incorniciavano di un colore dorato il tuo viso angelico, il nostro amore sta finendo, come un Walzer. I tuoi occhi oceanici mi scrutavano

freddi come se tutto tra di noi si sia gia spento.

Mi hai ingannato e travolto in una fitta ragnatela d’estasi.

Mi hai dato una droga che adesso mi stai negando. Perché, perché mi fai questo?!

Sognavo di svegliarmi vecchio, tintinnante, e trovarti accanto; ma tu, non c’eri.

Hai scrollato una tovaglia di tanti piccoli gesti, mi hai rinnegato, amato per le mie ideologie e adesso? E adesso mi guardi come se fossi la iena che ha mangiato i tuoi figli, le mie ferite sanguinano del tuo amore; indistruttibili promesse si sono ora sgretolate, il tuo illimitato amore si è esaurito, mi sfuggi come il fumo di una sigaretta, si di una sigaretta che ti sei appena acceso, per nasconderti, per nasconderti da qual cosa che non vuoi più vivere, qual cosa che vorresti strappare dalla tua anima. No, non puoi continuare a scappare da te stesso, prima o poi inciamperai nella tua coscienza, dietro tutta quella finta cattiveria tira fuori un po’ di bontà, illumina la vita che desideri prima che tu ti sia spento, se un amore finisce c’è un motivo in meno per vivere, ma uno in più per il quale lottare, ti prego non negarti il lusso di farti amare.

Se finisce il nostro amore finisce tutto!!…

e poi dopo??

nella nostra anima

silenzio….

rumoroso silenzio…..

RICORDI…

Oggi un po’ di malinconia occupa il mio cuore, i motivi sono tanti c’erti più ragionevoli altri un po’meno..

Il 20 Agosto di un anno fa a questa ora più o meno ero gia verso la mia amata Parigi…e già…si è passato un anno…quante cose capitano in un anno…

Quel giorno io me lo ricordo ancora avevo l’ansia nel cuore di arrivare in quella fantastica città di cui avevo letto tanto…quando sono arrivato a Parigi pioveva proprio come oggi… Combinazione o fatalità?

Non so, è stato un viaggio bellissimo, un viaggio all’insegna del passato, di quello che è capitato, sono andato a cercare le tracce di un giovane ed affascinante Rimbaud, di un originale wilde e di un povero giovane morrison, morto ahimè troppo presto.

Un anno è una cosa strana, possono capitare tante cose, tante persone cambiano, tane situazioni si trasformano, gli amori finiscono, le amicizie si sbriciolano…capita sempre così, quelle persone che pensi non se ne vadano mai si allontanano in silenzio senza fare rumore.

Spesso io cerco affetto negli amici, pensando che loro ci saranno sempre, ma infondo io so che voglio egoisticamente un posticino nella loro vita, insomma contare qualche cosa, entrare nei loro discorsi nei loro pensieri essere interpellato quando loro decidono qualche cosa.

Si cerca di sublimare con l’amico la mancanza di un grande amore probabilmente, vorresti forse quelle attenzioni che però un amico non ti può dare.

Spesso mi stupisco di come tanti maschi non capiscano certe cose, di quanto siano superficiali e dozzinali davanti a certe richieste di aiuto gridate…

Osservo le donne sempre gelose e vendicative, più fragili degli uomini, ma anche più tenace più forti, con più voglia di mettersi in gioco, cambiare, reinventarsi continuamente per cercare di amasi di più e di essere nuovamente apprezzate.

Mi domando se l’uomo è davvero fatto per costruire qualche cosa, cioè se l’amore che ogni persona cerca poi alla fine si trova, se si trovano le risposte che si cercano, o se forse l’amore è un po’ come la fede o ci credi o non ci credi, si un giorno ti alzi ti guardi allo specchio e dici: << ho deciso di credere nell’amore!!>>

Avere la forza di aspettarlo, anche se forse non arriverà mai.

Ho voluto bene a tante donne nella mia vita, a donne anche molto più vecchie di me, con le quali mi sono confrontato ho pianto ho sognato, donne che si sono aperte come gli adolescenti davanti alle nuove scoperte..

Non so’ perché anche se ritengo molte donne non tutte speciali io non mi senta fatto per stare con loro, forse siamo troppo simili…fortunatamente io sono simile a una donna..

Quando piove così mi piacerebbe essere in una vecchia casa grande, con tanti pavimenti di legno, un profumo di cannella nell’aria essere sdraiato su un grande letto con tanti cuscini, sentire le braccia forti di un uomo ancora ragazzino intorno alle mie spalle, e addormentarmi sul suo petto, per tanta gente c’è ancora malizia in tutto questo, ma io non posso farci nulla.

Stare li accarezzare con le dita i suoi grandi polsi, sentire il profumo della pioggia sulla sua pelle, e poi spegnere per un po’ il cervello e non pensare a nulla ne alla morte o al senso della vita a che fine faremo tutti, pensare solo a quelle braccia quelle sensazione, e basata.

I ragazzi dagli occhi azzurri mi hanno sempre affascinato,mi colpisce un sguardo cristallino, probabilmente immagino la loro anima trasparente come i loro occhi, anche se non sempre è così..

Non c’è nulla di più sensuale ed erotico degli occhi di una persona che accarezzano il tuo corpo prima delle loro mani, quando vedi quagli occhi azzurri che si muovono che ti guardano è un’ emozione fortissima, il cuore perde quel poco di ragionevolezza di cui è dotato, le mani ti sudano insomma tutto te stesso va in tilt.

Il mondo non è ancora in grado di capire certe cose, certe emozioni, io a volte mi sento troppo in avanti rispetto al mondo che è indietro che cerca ancora le soluzioni di un quesito gia svelato..

Ci sono persone che nascono quadrate e moriranno quadrate, non diventeranno mai rotonde, al massimo gli smussi solo un pò gli angoli…

Io dal canto mio non sono ne quadrato ne rotondo, e per me questo non è un problema, oggi si tende a dare un nome a tutto, anche a quelle cose che un nome non c’è l hanno.

Ci sono persone ammirevoli da una parte ma in capibili dall’altra che vivono tutta una vita con le loro bigotte convinzioni, senza avere il minimo senso critico per metterle in discussione, per confrontarle con le idee degli altri.

Forse è la pioggia che mi gioca questi brutti tiri che mi costringe a pensare, all’amore, al mio amore che sicuramente è incasinato…

L’ESTATE

Ciao a tutti eccomi di nuovo qui ad arricchire il mio blog…

Ormai siamo in piena estate e molta gente è partita…io resto qui..nella mia splendida Grugliasco.

Cosa dirvi, queste vacanze non si passano poi tanto male in città, si insomma si vive meglio la propria zona, c’è meno gente, si fanno anche incontri piacevoli…

Gia, io ho incontrato delle persone molto speciali…inutile dirvi chi, lo sapete gia.

Forse è la cosa più bella di questa torrida estate, il mio cuore che batte fortissimo, tutte quelle emozioni che sbattono l’una contro l’altra fino a non farmi capire più nulla.

Oggi in più piove, a me la pioggia ha sempre suscitato emozioni strane, malinconia, voglia di evadere, di fuggire, di scappare senza una meta precisa, di fermarsi dove il cuore lo decide, che ci posso fare sono un patetico romantico…lo so…ormai sono fatto cosi e alla mia età non cambio più!!!

Anche se va tutto bene l’essere umano trova sempre qualche cosa per cui lamentarsi, e quindi per essere fedele a questa legge anche io mi lamento…

Ecco non capisco perché a volte certe cose che sembrano così facili e lineari devono poi rivelarsi complicate e tortuose… perché non si riesce a spegnere il cervello calcolatore, abbandonare la razionalità della vita quotidiana per vivere un po’ dei propri istinti delle proprie emozioni, perché bisogna costruirsi tutti quei muri per poi cercare un metodo per scavalcarli e arrivare oltre…insomma perché elaborare tutti quei pensieri insensati e avvelenarsi la vita!!!

Tutte parole tutte semplici parole….

E che io come tante altre persone non amiamo le cose semplici, facciamo parte di quelli che se le cose le vicende le persone non sono incomprensibili e incasinate noi non le vogliamo…

Siamo quelli che ci svegliamo nella notte e ci friggiamo quel poco di cervello che ci resta per trovare soluzioni intelligenti per risolvere stupidi problemi che ci siamo creati la sera prima..

E si è proprio cosi….

Io sono fatto proprio in questo modo altrimenti non sarei qui a scrivere tutte queste cose…

Vorrei dirne tante altre….

Vorrei guardare un tramonto insieme a lui, fare un viaggio in un paese caldo, dove tutti ti sorridono, vorrei essere felice per un po’ senza pensare al poi, ma a quel momento…vorrei capire e essere capito senza parole.

Ma purtroppo non si può spesso tutto quello che si vorrebbe si vede solo in un vecchio film americano in bianco e nero, dove ci sono quelle attrici bellissime e disperate, quegli uomini forti che non perdono mai la calma dove quando c’è un bacio si sente la musica, e quando si crea un problema si trova sempre la soluzione in tempo…

Se io potessi ora scapperei e porterei con me quei suoi grandi occhi neri, scapperei a Parigi, tra le sue vie, i suoi profumi, tra la lingua e l’ostilità della gente del posto…

Non so bene che cosa gli direi, probabilmente nulla, come ho fatto fino ad ora, probabilmente rimarrei li, sotto una fitta pioggia, a guardarlo, come quando in macchina fermo ai semafori lo guardo…fino a quando non se ne accorge…

Mi piacerebbe sentire quel pungente freddo che ci avvolge sentire il respiro, e ancor di più quella sua risata che coinvolge tutto, che trascina via ogni pensiero…

Quando sto con lui sento il profumo della vaniglia, vedo tutto più bello… e poi quando penso che sono qui con la pioggia e lontano da quegli occhi tutto non è più così poetico…

Ma sono fatto così forse mi potrei anche evitare del male a volte, ma poi mi sembrerebbe di vivere la mia vita per metà è sarebbe una grave perdita, e una magra consolazione arrivare al traguardo illeso sapendo però di non aver vissuto tutto fino in fondo.

A GENNAIO

Guardavo, con amarezza i tuoi tradimenti,

mentre sentivo il freddo di gennaio, ed il vento che mi accarezzava.

Sognavo dolci sapori di una disgustante vendetta che non ti avrei mai raccontato.

Guardavo l’acidità che ci divideva, circondati da una pioggia di parole gridate.

Rimango con il tuo sguardo nelle vene, tutte le notti piango lacrime sporche di malinconia, fisso pensieri e momenti che ho vissuto e che adesso mi muoiono in un torace troppo freddo per accoglierne altri.

Mi sono scaldato con l’amore che tu mi hai donato e che adesso rischia di bruciarmi. Per te la vita è infinita, per me dura un attimo e non riesco neanche a toccarla, a farla mia, a sapere se è fredda o calda, o che profumo avesse quella mattina….ammesso che ne avesse!!!

Dolci diamanti di solitudine zampillano da quelle sorgenti che sono i miei occhi, e come se al posto d’ogni lacrima uscisse una spina, anche se non si vede sanguino, si dentro sanguino, ulcere di malinconia mi inseguono in ogni momento da quando tu mi hai abbandonato.

Rimango qua al gelo con gli occhi freddi,

il cuore scheggiato da un ardente amore

che ora mi tiene freddo.

Ti amo.

A Gennaio.

ARTIFICIO

Sotto quel nevoso giorno di inizio Dicembre ti incontrai, eri pallido.

Un defunto rossore brillava sulle tue labbra, subito i nostri sguardi si scontrarono, su di me i tuoi occhi scivolavano, l’amore ha le sue catene, e così come un ladro mon amure io ti ammanettai,

come ladro del mio cuore.

Il tuo respiro era caldo, e quando sorridevi….

Dolcemente mi travolgevi, tanti peccati presi dalla tua bocca,

e in quei tuoi occhi cosi limpidi, ingenui e infantili io estasiato mi perdevo.

Scivolavano le mie dita sulla tua schiena.

Erroneamente perfetta sentivo la tua pelle sulla mia, qualche cosa di infinitamente grande ci travolse, togliendoci il fiato, oltre ai baci,

le tue mani, mani di fata fatte di vento.

Ricordo il profumo dei tuoi capelli bagnati, quel profumo violentemente dolce, e quando ti stringevo, respiravo fino nell’anima.

Eri alto nauseamente bello, abbandonati su una scala, poveri con niente, ma così ricchi, esageratamente ricchi.

Ogni tua carezza maliziosa era un seducente viaggio verso terre lontane.

Ricordo quando correvamo, tra la nebbia ed i fumi delle automobili,

e tu tra luci artificiali di un mondo falso.

Margòt arrivò in America in una calda giornata di giugno, sperava di vedere la grande città su cui si era tanto informata, ma purtroppo la vecchia Lolly City non era tanto più grande di un paese.

Margò era stanca, non vedeva l’ora di arrivare al Bar/Tavola calda del vecchio Cip, con cui aveva precedentemente preso accordi, gli avrebbe dato un lavoro e una stanza per dormire.

Margòt non aveva nulla all’infuori della vecchia Cadilac gialla regalatagli dalla zia Clotilde, sorella di suo padre.

Quel giorno faceva caldo, l’asfalto ribolliva sotto gli alti tacchi della vagabonda Margòt.

Arrivò al bar del vecchio Cip, il posto era fatiscente, grande ma disordinato, era una struttura prevalentemente in legno.

Tutto era inferiore alle sue aspettative, fortunatamente il suo posto di lavoro fu confermato.

Dal vecchio Cip non lavorò molto, la clientela non era delle migliori e la sua indole aggressiva e ribelle non l’aiutava.

Un sabato sera dopo l’ennesima litigata Margòt se né andò piangendo sulla sua Cadilac, quando una scura macchina le venne incontro urtandola violentemente…..dopo di che il buio…

Si risvegliò in un grande letto, in una stanza ampia con spesse tende damascate; un lampadario di cristallo faceva fastidiosi giochi di luce sul suo volto….

Quella stanza, dai soffitti alti, dai pavimenti ricoperti di tappeti variopinti profumava di dolce odore di tabacco e miele.

In quel grande letto, con un terribile mal di testa Margòt non capiva come era arrivata li.

Finalmente si è svegliata….Risuonò una voce nella grande stanza, comparve un uomo appoggiato sul bianco stipite della porta, indossava una vestaglia verde e fumava una lunga pipa a forma di saxofono.

Si guardarono a lungo prima di sorridersi reciprocamente.

Quel uomo misterioso si chiamava Ubaldo, noto imprenditore di tessuti d’arredamento, dopo essere stato abbandonato dalla moglie per un idraulico portoghese, si rinchiuse in una vita di lavoro, ormai incredulo sulla fedeltà delle donne passò gli ultimi dieci anni a mettere via soldi che neppure lui aveva idea di come avrebbe speso.

Ubaldo per la prima volta dopo tanto tempo si intenerì davanti a quei grandi occhi verdi di quella giovane coi capelli tutti arruffati.

Nei giorni seguenti Margòt si riprese, incontrò spesso tra i corridoi delle grande villa l’imprenditore solitario.

L’osservava passare e lasciare una scia di fumo con la sua pipa, quasi fosse una locomotiva a vapore, non era spaventata Margòt di essere li, anzi quasi compiaciuta e contenta.

La sera dopo Margòt fu invitata a cena, accettò con contentezza l’invito, nonostante smarrita dal terribile fatto che non aveva nulla da mettersi, così dopo una lunga nuotata nella piscina coperta della villa tornando pensierosa alla sua camera trovò con inatteso stupore un grande pacco verde posato sul suo letto….

Un biglietto enunciava: “mettilo ti prego questa sera….sarai fantastica…”

Senza tanta preparazione Margòt si infilò velocemente il rosso vestito, i suoi capelli ancora umidi si appiccicavano alle sue pallide spalle.

Ubaldo la vide scendere l’illuminato scalone, dal giubbino di pelle nera usciva il lungo vestito scarlatto… non era così che se l’aspettava, ma la trovò comunque fantastica.

La cena era in un ambiente molto elegante forse troppo per una ragazza semplice come lei, si sentiva osservata da tutte quelle persone rigide e sostenute…

Un cameriere dai capelli bruni li accompagnò sorridente a un tavolo collocato su una grande terrazza decorata da fiori arancioni.

Passando tra i tavoli sentiva tutti i profumi di quel posto, l’odore della gente ricca.

Si sedettero uno di fronte all’altra; il lamento di un violino accompagnava le loro conversazioni, le loro risate si sperdevano nel tempo e tra le stelle.

Velocemente arrivò la notte, passeggiando per le strette strade di Lolly City a un certo punto Ubaldo e Margòt si trovarono davanti a un grande prato celeste, dove sorgeva un piccolo circo giallo.

Una misteriosa sagoma gli venne incontro.

Era una donna alta, non più giovanissima, indossava lunghi orecchini con grandi conchiglie, il suo volto si nascondeva dietro il fitto fumo di una lunga sigaretta.

Vi aspettavo! Rispose con voce roca e profonda, guardandoli con aria altezzosa dal basso verso l’alto.

Il mio nome è Aisha disse elegantemente spostandosi dall’occhio destro un ciocca di capelli rossi.

“Sono una veggente sapevo che sareste venuti qui.”

Si accomodarono sotto un piccolo tendone, il forte odore d’incenso faceva girare la testa da Margòt.

Accendendosi un’altra sigaretta l’indovina disse: “Siete in pericolo! La prima notte quando la luna sarà un cerchio nel celo un uomo dal profumo di rosa tenterà di dividervi. Nessuno potrà fare nulla!

Solo voi potrete cambiare i vostri destini!”

Il fumo della sigaretta circondava tutto, quella donna dallo sguardo fisso somigliava a una fotografia degli anni trenta, continuava a fumare come un drago.

Ubaldo e Margòt presi dalla paura di perdersi ed emozionati ora dalla consapevolezza del loro reciproco “ammore” scapparono.

Poi…una sera calda d’estate, l’invito ad una conferenza molto importante sul desaing e l’arredamento, lì in una sera normale come tante altre, in una sala da ballo si spensero improvvisamente le luci.

Un piccolo faro illuminava al centro della sala un uomo seduto a cavalcioni su una sedia, fumava con un cappello calato sul volto, intorno il silenzio infinito d’estate.

Margòt si sentì morire alla vista di quel ragazzo con gli occhi lunghi dipinti di nero; i suoi occhi erano grandi e lucidi, i suoi zigomi alti e sporgenti.

Aveva lo sguardo delle bestie feroci quando non hanno nulla di cui sfamarsi, finì di fumare la sigaretta gettandola sul pavimento e poi tossì appoggiandosi col petto sullo schienale della sedia.

Si alzò, si tolse la giacca lasciandola scivolare sul suo corpo fino a quando non toccò terra, si tolse il cappello con cura, quasi come se avesse paura di farsi del male.

Dopo pochi minuti si mosse. In piedi, con la testa volta verso l’alto, illuminato dal faro.

Il suo collo sembrava d’argento, un crocifisso di brillantini rideva al fondo della sua gola.

Dal quel ragazzo, padrone di quella bellezza vuota scese una lacrima, accarezzò la sua guancia e dopo… iniziò la musica.

Si muoveva con furore ed eleganza, prese un fiore e gli morse il gambo…una rosa.

Li Margòt capì….l’uomo di cui gli aveva parlato la veggente era lui!!

Improvvisamente si sentì afferrare per un polso, si trovò senza volerlo a ballare un tango con lui, si sentiva strana.

Le sue gambe andavano da sole, sentiva sul fianco la mano di quel uomo, i loro cuori si sentivano pur non capendosi.

Tutto sembrava magico, assurdo inspiegabile, si sentiva schiava di quella musica, ignorava il perché di quell’incontro, toccava ora la paura di perdere tutto l”ammore” che aveva trovato.

Guardava gli occhi di quel tanghero triste, gli occhi di Ubaldo al fondo della sala.

La musica continuava, Margòt vedeva tutta la sua vita passarle davanti, si stringeva straziata alle spalle di quel uomo di cui aveva paura.

Un braccio teso con una pistola, un irreale silenzio, la musica continuava a scivolare nell’aria.

Margòt e l’uomo si fermarono come due statue di gesso.

Brillava la piccola pistola tra le tozze dita d’Ubaldo, brillava come gli occhi di Margòt, di quella donna troppo precocemente cresciuta.

Il silenzio, la musica, la pistola puntata.

Il ballerino, e Ubaldo al fondo…

Un colpo…uno solo echeggiò nella sala….

E poi una forte luce…..una forte luce su di me.

Le prove erano finite tutti raccoglievano le proprie cose, e io al fondo di una platea ancora addormentato col copione tra le braccia.

Era solo un sogno…