Margòt arrivò in America in una calda giornata di giugno, sperava di vedere la grande città su cui si era tanto informata, ma purtroppo la vecchia Lolly City non era tanto più grande di un paese.
Margò era stanca, non vedeva l’ora di arrivare al Bar/Tavola calda del vecchio Cip, con cui aveva precedentemente preso accordi, gli avrebbe dato un lavoro e una stanza per dormire.
Margòt non aveva nulla all’infuori della vecchia Cadilac gialla regalatagli dalla zia Clotilde, sorella di suo padre.
Quel giorno faceva caldo, l’asfalto ribolliva sotto gli alti tacchi della vagabonda Margòt.
Arrivò al bar del vecchio Cip, il posto era fatiscente, grande ma disordinato, era una struttura prevalentemente in legno.
Tutto era inferiore alle sue aspettative, fortunatamente il suo posto di lavoro fu confermato.
Dal vecchio Cip non lavorò molto, la clientela non era delle migliori e la sua indole aggressiva e ribelle non l’aiutava.
Un sabato sera dopo l’ennesima litigata Margòt se né andò piangendo sulla sua Cadilac, quando una scura macchina le venne incontro urtandola violentemente…..dopo di che il buio…
Si risvegliò in un grande letto, in una stanza ampia con spesse tende damascate; un lampadario di cristallo faceva fastidiosi giochi di luce sul suo volto….
Quella stanza, dai soffitti alti, dai pavimenti ricoperti di tappeti variopinti profumava di dolce odore di tabacco e miele.
In quel grande letto, con un terribile mal di testa Margòt non capiva come era arrivata li.
Finalmente si è svegliata….Risuonò una voce nella grande stanza, comparve un uomo appoggiato sul bianco stipite della porta, indossava una vestaglia verde e fumava una lunga pipa a forma di saxofono.
Si guardarono a lungo prima di sorridersi reciprocamente.
Quel uomo misterioso si chiamava Ubaldo, noto imprenditore di tessuti d’arredamento, dopo essere stato abbandonato dalla moglie per un idraulico portoghese, si rinchiuse in una vita di lavoro, ormai incredulo sulla fedeltà delle donne passò gli ultimi dieci anni a mettere via soldi che neppure lui aveva idea di come avrebbe speso.
Ubaldo per la prima volta dopo tanto tempo si intenerì davanti a quei grandi occhi verdi di quella giovane coi capelli tutti arruffati.
Nei giorni seguenti Margòt si riprese, incontrò spesso tra i corridoi delle grande villa l’imprenditore solitario.
L’osservava passare e lasciare una scia di fumo con la sua pipa, quasi fosse una locomotiva a vapore, non era spaventata Margòt di essere li, anzi quasi compiaciuta e contenta.
La sera dopo Margòt fu invitata a cena, accettò con contentezza l’invito, nonostante smarrita dal terribile fatto che non aveva nulla da mettersi, così dopo una lunga nuotata nella piscina coperta della villa tornando pensierosa alla sua camera trovò con inatteso stupore un grande pacco verde posato sul suo letto….
Un biglietto enunciava: “mettilo ti prego questa sera….sarai fantastica…”
Senza tanta preparazione Margòt si infilò velocemente il rosso vestito, i suoi capelli ancora umidi si appiccicavano alle sue pallide spalle.
Ubaldo la vide scendere l’illuminato scalone, dal giubbino di pelle nera usciva il lungo vestito scarlatto… non era così che se l’aspettava, ma la trovò comunque fantastica.
La cena era in un ambiente molto elegante forse troppo per una ragazza semplice come lei, si sentiva osservata da tutte quelle persone rigide e sostenute…
Un cameriere dai capelli bruni li accompagnò sorridente a un tavolo collocato su una grande terrazza decorata da fiori arancioni.
Passando tra i tavoli sentiva tutti i profumi di quel posto, l’odore della gente ricca.
Si sedettero uno di fronte all’altra; il lamento di un violino accompagnava le loro conversazioni, le loro risate si sperdevano nel tempo e tra le stelle.
Velocemente arrivò la notte, passeggiando per le strette strade di Lolly City a un certo punto Ubaldo e Margòt si trovarono davanti a un grande prato celeste, dove sorgeva un piccolo circo giallo.
Una misteriosa sagoma gli venne incontro.
Era una donna alta, non più giovanissima, indossava lunghi orecchini con grandi conchiglie, il suo volto si nascondeva dietro il fitto fumo di una lunga sigaretta.
Vi aspettavo! Rispose con voce roca e profonda, guardandoli con aria altezzosa dal basso verso l’alto.
Il mio nome è Aisha disse elegantemente spostandosi dall’occhio destro un ciocca di capelli rossi.
“Sono una veggente sapevo che sareste venuti qui.”
Si accomodarono sotto un piccolo tendone, il forte odore d’incenso faceva girare la testa da Margòt.
Accendendosi un’altra sigaretta l’indovina disse: “Siete in pericolo! La prima notte quando la luna sarà un cerchio nel celo un uomo dal profumo di rosa tenterà di dividervi. Nessuno potrà fare nulla!
Solo voi potrete cambiare i vostri destini!”
Il fumo della sigaretta circondava tutto, quella donna dallo sguardo fisso somigliava a una fotografia degli anni trenta, continuava a fumare come un drago.
Ubaldo e Margòt presi dalla paura di perdersi ed emozionati ora dalla consapevolezza del loro reciproco “ammore” scapparono.
Poi…una sera calda d’estate, l’invito ad una conferenza molto importante sul desaing e l’arredamento, lì in una sera normale come tante altre, in una sala da ballo si spensero improvvisamente le luci.
Un piccolo faro illuminava al centro della sala un uomo seduto a cavalcioni su una sedia, fumava con un cappello calato sul volto, intorno il silenzio infinito d’estate.
Margòt si sentì morire alla vista di quel ragazzo con gli occhi lunghi dipinti di nero; i suoi occhi erano grandi e lucidi, i suoi zigomi alti e sporgenti.
Aveva lo sguardo delle bestie feroci quando non hanno nulla di cui sfamarsi, finì di fumare la sigaretta gettandola sul pavimento e poi tossì appoggiandosi col petto sullo schienale della sedia.
Si alzò, si tolse la giacca lasciandola scivolare sul suo corpo fino a quando non toccò terra, si tolse il cappello con cura, quasi come se avesse paura di farsi del male.
Dopo pochi minuti si mosse. In piedi, con la testa volta verso l’alto, illuminato dal faro.
Il suo collo sembrava d’argento, un crocifisso di brillantini rideva al fondo della sua gola.
Dal quel ragazzo, padrone di quella bellezza vuota scese una lacrima, accarezzò la sua guancia e dopo… iniziò la musica.
Si muoveva con furore ed eleganza, prese un fiore e gli morse il gambo…una rosa.
Li Margòt capì….l’uomo di cui gli aveva parlato la veggente era lui!!
Improvvisamente si sentì afferrare per un polso, si trovò senza volerlo a ballare un tango con lui, si sentiva strana.
Le sue gambe andavano da sole, sentiva sul fianco la mano di quel uomo, i loro cuori si sentivano pur non capendosi.
Tutto sembrava magico, assurdo inspiegabile, si sentiva schiava di quella musica, ignorava il perché di quell’incontro, toccava ora la paura di perdere tutto l”ammore” che aveva trovato.
Guardava gli occhi di quel tanghero triste, gli occhi di Ubaldo al fondo della sala.
La musica continuava, Margòt vedeva tutta la sua vita passarle davanti, si stringeva straziata alle spalle di quel uomo di cui aveva paura.
Un braccio teso con una pistola, un irreale silenzio, la musica continuava a scivolare nell’aria.
Margòt e l’uomo si fermarono come due statue di gesso.
Brillava la piccola pistola tra le tozze dita d’Ubaldo, brillava come gli occhi di Margòt, di quella donna troppo precocemente cresciuta.
Il silenzio, la musica, la pistola puntata.
Il ballerino, e Ubaldo al fondo…
Un colpo…uno solo echeggiò nella sala….
E poi una forte luce…..una forte luce su di me.
Le prove erano finite tutti raccoglievano le proprie cose, e io al fondo di una platea ancora addormentato col copione tra le braccia.
Era solo un sogno…